2 novembre 2026
Candidato

Lavoro in telelavoro in Svizzera: cosa dice la legge, cosa chiedono i candidati e come negoziarlo

Un uomo di spalle lavora a un computer portatile su una piccola scrivania, davanti a un muro di mattoni bianchi e a una grande finestra.

Su Licorn, l’85 % dei candidati è aperto al telelavoro, il 14 % non ne vuole e solo l’1 % lo esige a tempo pieno (barometro Licorn, 19 ottobre 2026). In Svizzera, l’8,5 % degli occupati lavorava principalmente da casa nel 2025 (UST, Indicatori del mercato del lavoro 2026), e più di un terzo lo fa almeno occasionalmente. Il telelavoro è diventato una condizione d’impiego come le altre, come il salario o il grado di occupazione.

Ma è una condizione senza una legge dedicata: nessun testo dà diritto al telelavoro, e la legge sul lavoro non lo menziona. Questa guida risponde alle domande che un candidato si pone prima di firmare: si può esigere, chi paga la scrivania e la connessione, gli orari sono liberi, cosa succede in caso di infortunio a casa, quali limiti per un frontaliere, e a che punto è la riforma in corso in Parlamento. Poi come negoziarlo all’assunzione.

Il telelavoro in Svizzera in cifre

Cosa chiedono i candidati e cosa mostrano le statistiche federali:

IndicatoreValoreFonte
Candidati Licorn aperti al telelavoro85 %; 14 % non desiderano alcun telelavoro; 1 % esige il telelavoro al 100 %Barometro Licorn, 19 ottobre 2026
Occupati che lavorano principalmente da casa8,5 % nel 2025 (uomini 7,9 %, donne 9,2 %); 28,4 % dei 65enni e più, 8,6 % dei 55-64enniUST, Indicatori del mercato del lavoro 2026
Occupati in home office almeno occasionalmente36,9 % nel 2024 (senza apprendisti), quota stabile da tre anni dopo l’aumento della pandemiaStudio AEH per la SECO, agosto 2025, secondo la RIFOS 2024
Tendenza 2020-2025Aumento degli orari di lavoro flessibili e del lavoro a domicilioUST, Indicatori del mercato del lavoro 2026
Soglie per i frontalieri49,9 % per le assicurazioni sociali (UE/AELS); 40 % per le imposte con la Francia; 25 % con l’ItaliaUFAS, SFI, portale PMI della Confederazione

Due letture: il telelavoro a tempo pieno resta raro, sia dal lato dei candidati sia da quello dei datori di lavoro, e l’ibrido è diventato la norma negoziata. Le regole che seguono valgono per un giorno come per cinque.

Nessun diritto al telelavoro: una clausola del contratto, e una riforma in corso

La prima cosa da sapere prima di negoziare:
01

Nessuna legge dà diritto al telelavoro

Il luogo di lavoro è fissato dal contratto o, in mancanza, dalle direttive del datore di lavoro, che il lavoratore segue secondo le regole della buona fede (art. 321d CO). La SECO lo ricorda: «La legge sul lavoro (LL) non menziona esplicitamente il telelavoro a domicilio». Un datore di lavoro può quindi rifiutarlo senza motivo, e ritirarlo se nulla è scritto. Fatelo inserire nel contratto o in un’appendice, con il numero di giorni.

02

Il datore di lavoro non può nemmeno imporlo senza accordo

Lavorare da casa modifica il luogo di esecuzione convenuto. Senza clausola, il datore di lavoro può imporlo solo modificando il contratto, con il vostro accordo o con una disdetta con proposta di modifica. La nostra guida al termine di disdetta spiega questo meccanismo.

03

Una riforma è in Parlamento

Il progetto 16.484, nato da un’iniziativa parlamentare, vuole allentare la legge sul lavoro per le persone che fissano da sé gran parte del loro tempo di lavoro: fascia giornaliera di 17 ore invece di 14, riposo minimo di 9 ore invece di 11, e un diritto a non essere raggiungibili durante il riposo e la domenica. Il Consiglio federale lo ha sostenuto il 21 maggio 2025 chiedendo che il diritto alla disconnessione valga per tutti i lavoratori, cosa che la commissione del Consiglio nazionale ha seguito il 24 giugno 2025. Il 14 ottobre 2026, la commissione del Consiglio degli Stati lo ha approvato con 7 voti contro 2 sopprimendo il lavoro domenicale, e il plenum lo esamina nella sessione invernale (RTS). Finché non è adottato, si applicano le regole qui sotto.

La legge sul lavoro si applica a casa: orari, riposo, registrazione

La SECO è chiara: «le disposizioni della legge si applicano tuttavia indipendentemente dal luogo di lavoro». Concretamente:
01

45 ore settimanali al massimo per il personale d’ufficio

La durata massima della settimana lavorativa è di 45 ore per il personale d’ufficio, tecnico e di vendita delle grandi aziende, 50 ore per gli altri (art. 9 LL), «anche quando il lavoratore lavora da casa» (opuscolo SECO). Le ore oltre l’orario contrattuale sono straordinarie, maggiorate del 25 % se non compensate (art. 321c CO).

02

Tra le 6 e le 23, in una fascia di 14 ore

Il lavoro diurno e serale si situa tra le 6 e le 23 e deve stare, per ogni lavoratore, in uno spazio di quattordici ore pause comprese (art. 10 LL). Lavorare di notte, tra le 23 e le 6, è vietato senza autorizzazione (art. 16 LL), e anche la domenica, dal sabato alle 23 alla domenica alle 23 (art. 18 e 19 LL). Rispondere alle e-mail a mezzanotte dal salotto è quindi lavoro notturno ai sensi della legge.

03

Undici ore di riposo e pause

Il riposo giornaliero tra due giornate deve essere di almeno undici ore, riducibile a otto ore una volta alla settimana se la media di undici ore è rispettata su due settimane (opuscolo SECO). Le pause sono di un quarto d’ora da cinque ore e mezza di lavoro, di mezz’ora da sette ore, di un’ora da nove ore (art. 15 LL). A casa nessuno le impone: annotatele.

04

Il tempo di lavoro deve essere registrato

La durata del lavoro e del riposo deve essere registrata conformemente alle prescrizioni legali, fatte salve le eccezioni previste dalla legge e dalla sua ordinanza 1 (opuscolo SECO; art. 46 LL). Lo strumento di registrazione dell’azienda vale a domicilio, ed è la vostra prova in caso di controversia sulle ore.

05

La protezione della salute vale anche a casa

Il datore di lavoro prende tutte le misure necessarie per proteggere la salute dei lavoratori e preservarli dal sovraffaticamento (art. 6 LL; art. 328 CO). La SECO ne deduce un obbligo di informare sull’allestimento ergonomico della postazione a domicilio e il diritto di chiedere informazioni, per esempio foto, in caso di dubbio fondato. Lo studio condotto per la SECO nel 2024 in tredici aziende ha trovato solo un terzo di postazioni a domicilio che soddisfano tutti i criteri ergonomici.

Chi paga il computer, la connessione e la scrivania?

La regola è nel Codice delle obbligazioni, e il Tribunale federale l’ha precisata:
01

Le spese imposte dal lavoro sono rimborsate

Il datore di lavoro rimborsa al lavoratore tutte le spese imposte dall’esecuzione del lavoro; un accordo che gliele lascia è nullo, ma un forfait è ammesso se copre tutte le spese necessarie (art. 327a CO). La SECO aggiunge che il datore di lavoro è in linea di principio tenuto a dotare i suoi dipendenti degli apparecchi e del materiale necessari e, se usano i propri d’intesa con lui, a indennizzarli in modo adeguato, pur permettendo il CO di convenire un’altra soluzione.

02

L’affitto: solo se il datore di lavoro non offre una postazione

Nella sentenza 4A_533/2018 del 23 aprile 2019, il Tribunale federale ha confermato un’indennità a un dipendente che usava una stanza della sua abitazione come ufficio e archivio perché nessuna postazione adeguata gli era offerta in azienda: in questo caso, l’infrastruttura a domicilio è necessaria all’attività e rimborsabile ai sensi dell’art. 327a CO, anche se la stanza non è stata affittata a tale scopo. All’opposto, il telelavoro scelto dal dipendente quando una postazione esiste in ufficio non dà diritto a una quota d’affitto. La SECO riassume: le spese sono dovute «quando il lavoratore deve fare telelavoro a domicilio perché in azienda manca (in parte) una postazione di lavoro».

03

Negoziate un forfait scritto

Un importo mensile per la connessione, l’elettricità e il materiale, iscritto nel contratto, evita la discussione caso per caso. La SECO ricorda che il suo trattamento fiscale, salario imponibile o rimborso spese, si valuta caso per caso secondo il diritto cantonale, come la deduzione di una stanza usata esclusivamente come ufficio.

04

Il guasto non è a vostro carico

Accordando il telelavoro, il datore di lavoro ne sopporta i rischi: un’interruzione della connessione che vi impedisce di lavorare non vi fa perdere il salario, salvo colpa vostra (opuscolo SECO).

Infortunio a casa, dati aziendali: cosa vi copre e cosa vi si chiede

Due punti che i contratti dimenticano spesso:
01

Un infortunio durante il lavoro a casa è un infortunio professionale

È professionale l’infortunio subito quando il lavoratore esegue lavori per ordine del datore di lavoro o nel suo interesse, o durante un’interruzione del lavoro quando si trova legittimamente sul luogo di lavoro (art. 7 LAINF). Cadere andando a prendere un dossier nella stanza accanto durante una giornata di telelavoro rientra in questa definizione; gli altri infortuni sono non professionali (art. 8 LAINF), coperti se lavorate almeno otto ore settimanali. La nostra guida alla busta paga spiega chi paga questi premi.

02

I dati aziendali restano sotto la responsabilità dell’azienda

Il titolare del trattamento deve garantire una sicurezza adeguata dei dati personali con misure tecniche e organizzative (art. 7 e 8 LPD). La SECO raccomanda al datore di lavoro di stabilire quali dati sensibili possono essere trattati a domicilio e come, e di regolare con direttiva la perdita o il furto di materiale e dati. Rispondete dei danni causati intenzionalmente o per negligenza: leggete la direttiva prima di portare a casa un dossier.

03

La sorveglianza ha dei limiti

Il datore di lavoro protegge e rispetta la personalità del lavoratore (art. 328 CO); foto della postazione possono essere chieste in caso di dubbio fondato sul rispetto delle istruzioni di salute (opuscolo SECO), ma non una sorveglianza permanente con telecamera o cattura dello schermo, che la protezione della personalità e della vita privata esclude.

Frontalieri: le soglie da non superare

Per un candidato domiciliato in Francia, Germania, Italia o Austria, il telelavoro ha tre tetti:
01

49,9 % per le assicurazioni sociali

Dal 1° luglio 2023, l’accordo multilaterale sul telelavoro transfrontaliero permette di restare assicurati in Svizzera fino al 49,9 % di telelavoro nello Stato di residenza, su richiesta di un attestato A1 (UFAS). Oltre, i contributi passano al paese di domicilio. Senza questo accordo, la soglia è del 25 % (portale PMI).

02

40 % per le imposte con la Francia

L’accordo aggiuntivo alla convenzione franco-svizzera, in vigore dal 24 luglio 2025 e applicabile dal 2026, permette fino al 40 % di telelavoro all’anno senza cambiare l’imposizione del salario (SFI). Con l’Italia, il protocollo fissa il 25 % per i nuovi frontalieri.

03

Cosa negoziare nero su bianco

Il numero di giorni, la tenuta di un conteggio e chi porta la responsabilità del superamento. La nostra guida per assumere un frontaliere illustra le regole per paese, e quella per vivere in Francia e lavorare in Svizzera la quotidianità del frontaliere.

Negoziare il telelavoro all’assunzione: cosa funziona

Le cifre danno il quadro: l’85 % dei candidati lo accetta, quasi nessuno lo esige a tempo pieno. La negoziazione verte quindi sulle modalità:
01

Giorni fissi piuttosto che una percentuale

Due giorni nominati valgono più di «40 %»: si pianificano, si verificano e si iscrivono nel contratto. Mantenete una clausola di reversibilità ragionevole, con preavviso, piuttosto che un telelavoro «secondo le esigenze del servizio», che non vi garantisce nulla.

02

Il forfait spese e il materiale

Chiedete chi fornisce il computer, lo schermo e la sedia, e un forfait mensile scritto per la connessione e l’elettricità (art. 327a CO). Se il datore di lavoro non ha posto per voi in ufficio, la quota d’affitto si negozia, giurisprudenza alla mano.

03

Le fasce di reperibilità

Fissate le ore in cui siete raggiungibili e quelle in cui non lo siete: la legge impone già il riposo di undici ore e vieta la notte e la domenica, e il progetto in Parlamento vuole iscrivere il diritto a non essere raggiungibili. Un datore di lavoro serio accetta di scriverlo.

04

Il telelavoro nell’annuncio e nel profilo

Un posto pubblicato con il numero di giorni di telelavoro attira i profili che lo cercano; la nostra guida per scrivere un annuncio di lavoro lo raccomanda. Lato candidato, ponetelo come condizione fin dall’inizio piuttosto che all’ultimo colloquio.

Il metodo Licorn: il telelavoro è una condizione posta prima del primo contatto

Su Licorn, non si scopre la politica di telelavoro alla fine:
01

Il vostro profilo indica il telelavoro desiderato

Telelavoro, salario obiettivo, grado di occupazione, luogo, tipo di contratto: queste condizioni figurano nel vostro profilo, ed è ciò che ha reso possibile il nostro barometro del lavoro. Un recruiter che vi scrive le ha viste.

02

Le proposte rispettano le vostre condizioni

I recruiter inviano proposte ai profili le cui condizioni corrispondono al posto. Se avete chiesto il telelavoro, la proposta ne tiene conto; non dovete negoziarlo contro il tempo al terzo colloquio.

03

Restate liberi di dire no

Ogni proposta si legge al vostro ritmo. Un posto al 100 % in presenza non vi è imposto, e scegliete voi a quali proposte rispondere.

FAQ

Domande frequenti sul lavoro in telelavoro in Svizzera

In sintesi

Il telelavoro non è un diritto in Svizzera, ma una clausola da negoziare e da scrivere: giorni fissi, materiale, forfait spese, fasce di reperibilità. Una volta accordato, la legge sul lavoro vi segue a casa: 45 ore al massimo, niente notte né domenica, undici ore di riposo, tempo registrato, salute protetta. Le spese imposte dal lavoro sono rimborsate, l’affitto solo se il datore di lavoro non ha posto per voi. Un infortunio durante il lavoro è coperto, e i frontalieri hanno tre soglie: 49,9 %, 40 % e 25 %.

Su Licorn, il telelavoro desiderato figura nel vostro profilo e le proposte dei recruiter ne tengono conto: l’85 % dei candidati vi è aperto, e la questione si regola prima del primo scambio.

Fonti